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Primo Piano

17 giugno 2004

E-democracy: per il Censis, Italia divisa in due.
Nonostante quasi tutte le regioni, tutte le province e i comuni capoluogo di provincia abbiano ormai un sito internet, solo nel 3,9% dei siti delle province e nel 7,8% dei siti dei comuni capoluogo sono presenti strumenti per la partecipazione e la consultazione dei cittadini.

Un’Italia tagliata a metà è quella che emerge dai dati del rapporto Rur-Censis sull’e-democracy. Nella graduatoria dell’e-democracy sui siti internet istituzionali i migliori tra i comuni sono: Firenze e Torino seguiti da Verona, Bologna, Modena, Milano e Roma. Per le regioni il primato dell’e-democracy spetta all’Umbria. Meno attive nel complesso le province, tra cui risultano possedere, a un livello potenziale, gli strumenti e le premesse per definire progetti di democrazia elettronica: Milano, Forlì-Cesena, Parma e Padova. Si delinea comunque una Pubblica Amministrazione on line ancora un po’ autoreferenziale.

Secondo il 50,4% degli italiani internet può contribuire notevolmente a migliorare i servizi della P.A. “Flessibile e multicanale” è la P.A. che chiedono gli italiani, sempre più “consumatori di tecnologie”. Anche se ancora poco “cittadini digitali”: il 67,9% ha un pc in casa, il 93% ha il telefonino e, soprattutto, il 42,1% degli italiani adulti usano internet, ossia 19 milioni di persone hanno accesso ai servizi on line.

Tuttavia, internet ha ancora una funzione principalmente “informativa”, piuttosto che “partecipativa”: alla domanda su quali siano le attività generalmente svolte on line il 92,3% degli italiani ha risposto “visita a siti internet” e “ricerca informazioni”, l’81,6% di “usare la posta elettronica”, mentre solo il 41,5% si è dedicato alla “ricerca di servizi” e ancora meno, il 19,8%, all’ “acquisto di prodotti on line”.
Il desiderio di essere coinvolti nelle decisioni pubbliche è un bisogno per poco meno del 42% degli intervistati, mentre per il 44,5% l’interesse e il desiderio di manifestare i propri interessi si riduce principalmente alla possibilità di esprimere giudizi, suggerimenti o lamentele sui servizi utilizzati.

Nel rapporto sono inoltre tracciate le grandi mappe dell’esclusione dalla società della conoscenza: non sono on line (non usano affatto internet) l’84,4% delle casalinghe, l’83,1% dei pensionati e l’83,8% di chi non ha titoli di studio.
Il digital divide è dunque una questione tutt’altro che superata e questo comporta il rischio di trovarsi tra pochi anni con una cittadinanza di serie A, capace di dialogare con le pubbliche amministrazioni, e una cittadinanza di serie B fatta di casalinghe, pensionati, persone con basso livello di reddito e scolarità, extracomunitari ancora in fila agli sportelli.







 


 

Fonte Censis

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