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UnItalia tagliata
a metà è quella che emerge dai dati
del rapporto Rur-Censis sulle-democracy.
Nella graduatoria delle-democracy sui siti
internet istituzionali i migliori tra i comuni
sono: Firenze e Torino seguiti da Verona, Bologna,
Modena, Milano e Roma. Per le regioni il primato
delle-democracy spetta allUmbria.
Meno attive nel complesso le province, tra cui
risultano possedere, a un livello potenziale,
gli strumenti e le premesse per definire progetti
di democrazia elettronica: Milano, Forlì-Cesena,
Parma e Padova. Si delinea comunque una Pubblica
Amministrazione on line ancora un po autoreferenziale.
Secondo il 50,4% degli italiani internet può
contribuire notevolmente a migliorare i servizi
della P.A. Flessibile e multicanale
è la P.A. che chiedono gli italiani, sempre
più consumatori di tecnologie.
Anche se ancora poco cittadini digitali:
il 67,9% ha un pc in casa, il 93% ha il telefonino
e, soprattutto, il 42,1% degli italiani adulti
usano internet, ossia 19 milioni di persone hanno
accesso ai servizi on line.
Tuttavia, internet ha
ancora una funzione principalmente informativa,
piuttosto che partecipativa: alla
domanda su quali siano le attività generalmente
svolte on line il 92,3% degli italiani ha risposto
visita a siti internet e ricerca
informazioni, l81,6% di usare
la posta elettronica, mentre solo il 41,5%
si è dedicato alla ricerca di servizi
e ancora meno, il 19,8%, all acquisto
di prodotti on line.
Il desiderio di essere coinvolti nelle decisioni
pubbliche è un bisogno per poco meno del
42% degli intervistati, mentre per il 44,5% linteresse
e il desiderio di manifestare i propri interessi
si riduce principalmente alla possibilità
di esprimere giudizi, suggerimenti o lamentele
sui servizi utilizzati.
Nel rapporto sono inoltre tracciate le grandi
mappe dellesclusione dalla società
della conoscenza: non sono on line (non usano
affatto internet) l84,4% delle casalinghe,
l83,1% dei pensionati e l83,8% di
chi non ha titoli di studio.
Il digital divide è dunque una questione
tuttaltro che superata e questo comporta
il rischio di trovarsi tra pochi anni con una
cittadinanza di serie A, capace di dialogare con
le pubbliche amministrazioni, e una cittadinanza
di serie B fatta di casalinghe, pensionati, persone
con basso livello di reddito e scolarità,
extracomunitari ancora in fila agli sportelli.
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