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Dopo l'imponente attacco
Denial of Service (DoS) subito da
Akamai e che ha causato serie difficoltà
a diversi server DNS, rendendo iraggiungibili
molti siti web piuttosto importanti, sono state
rese note da Akamai stessa le cause ed
il punto di origine dell'assalto. A quanto risulta,
un massiccio network di computer "zombie"
guidati da software opportunamente creato, sono
stati utilizzati per avviare un imponente attacco
DoS.
Il colosso americano del Web
hosting Akamai, ha chiarito che il network di
computer che ha dato origine all'attacco verso
i propri server, avrebbe avuto origine da un "bot",
un tipico cavallo di Troia che avrebbe
consentito all'aggressore di impossessarsi di
un sistema remoto per utilizzarlo in modo anonimo
al fine di lanciare attacchi verso host unici
o verso intere reti, come accadde in passato con
la famiglia bot Ago/Gao/Phatbot.
Il pericolo più rilevante
è costituito dal fatto che centinaia o
migliaia di "bot" possono essere comandati
contemporaneamente anche da una sola persona generando
attacchi di dimensioni molto ampie, che conseguentemente
possono generare traffico in modo da bloccare
o rallentare anche i sistemi più protetti.
Tom Leighton, chief
scientist e co-founder di Akamai, ha dichiarato
che la grande quantità di pacchetti che
ha centrato l'infrastruttura, era di dimensioni
tali che non poteva trarre origine solo da un
paio di server. L'attacco si è dimostrato
il più sofisticato mai subito.
Leighton ha precisato che "La
Rete corre un grande pericolo. Ci sono giganteschi
network di bot fuori di qui che possono fare un
bel po' di danni. È un problema enorme".
Akamai ha confermato che l'attacco
subito martedì scorso ha creato problemi
solamente ad alcuni propri clienti, come Yahoo,
Google e Microsoft.
Alcune fonti hanno espresso dubbi sul fatto che
Akamai fosse il reale bersaglio privilegiando
l'idea che il veroIl sospetto, secondo alcuni
esperti, è che i veri oggetti da colpire
fossero i siti web di società importanti.
Anche se non sono stati forniti
ulteriori dettagli tecnici sulle tecniche utilizzate,
per ovvi motivi di sicurezza, voci molto attendibili
hanno spiegato che la grande quantità di
pacchetti generati dagli "zombie" si
possono considerare legittimi, ossia non erano
creati con lo scopo di superare le barriere di
sicurezza dei sistemi, ma erano tesi solo a generare
traffico elevato. Per questo motivo non si riesce
ad intervenire rapidamente al fine di fermare
l'attacco, riuscire in tempi brevi ad effettuare
una distinzione tra il traffico "buono"
e "cattivo" è estremamente complicato.
Ad Akamai sono infatti servite un paio di ore.
Uno dei più grandi esperti
del sistema DNS, Paul Vixie, ha fatto notare in
modo critico, che per un provider del calibro
di Akamai, il mancato utilizzo di BIND, famosa
implementazione open source dello standard Domain
Name System, lo pone il in una posizione di bersaglio
molto vulnerabile.
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