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27 giugno 2004

Meno libertà su Internet.
Il rapporto dell'organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa "Reporter sans frontières" fa emergere un dato su cui riflettere: la limitazione della libertà di espressione in Internet.

Il rapporto dell'organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa "Reporter sans frontières" fa emergere un dato su cui riflettere: la limitazione della libertà di espressione in Internet.
Il rapporto "Internet sotto stretta sorveglianza", mostra in modo molto accurato la condizione del web analizzando la condizione di oltre 60 paesi, lanciando l'allarme particolarmente verso quei quattro stati che considerano sovversivi, incarcerandoli, i propri cittadini che hanno l'audacia di affrontare sul web argomenti considerati rivoluzionari: Cina (63 cyberdissidenti in carcere), il Vietnam (7), le Maldive (3), la Siria (2).

La Cina, comunque, è il paese in cui la situazione è più grave, e per questo motivo "Reporters sans frontières" ha aggiudicato il premio "Cyberlibertá 2004" a Huang Qì, cittadino cinese incarcerato da quattro anni per essersi reso responsabile di aver criticato sul proprio sito Internet il governo.

Il rapporto sottolinea che "Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, i diritti degli internauti, degli editori di siti e dei giornalisti online hanno subito una netta regressione. La lotta contro il terrorismo ha in effetti comportato un pesante inasprimento del controllo della rete, sia nelle democrazie, sia nei regimi autoritari". Nell'introduzione al rapporto, Julien Pain responsabile "Internet e libertà" di "Reporters sans frontières", scrive che "Il 10 settembre 2001, il web era ancora fonte di speranza e prometteva di facilitare l'accesso di tutti all'informazione indipendente e di contribuire a fare vacillare le dittature. Qualche giorno dopo, era diventato una sorta di zona del non-diritto, che aveva permesso ad al Qaida di svilupparsi e coordinare gli attacchi. Improvvisamente, internet faceva ormai paura. Il 10 settembre 2001 segna l'ultimo giorno dell'era della libertà di espressione sul net. Da allora, l'era del Big Brother si è avvicinata a grandi passi".

Gli Stati Uniti, dopo gli attentati alle Twin Towers di New York dell'11 settembre 2001, hanno approvato dopo appena un mese il Patriot Act, seguiti a ruota dalla gran parte dei paesi occidentali. A distanza di poche settimane anche la Francia ha autorizzato la legge per la sicurezza quotidiana (Lsq) che ha retrocesso Internet ad un "un medium di serie B". Julien Pain sottolinea che "Tali leggi sono ormai entrate a far parte del quadro legislativo di numerose. Oggi, la corrispondenza elettronica e la navigazione degli internauti non sono più protette da sufficienti garanzie di riservatezza". Il rapporto, nella sua analisi, spiega che "La lotta contro il terrorismo ha in effetti comportato un pesante inasprimento del controllo della Rete, sia nelle democrazie sia nei regimi autoritari".

In altri Paesi sono state adottate politiche diverse. A Cuba, in Birmania e in Nord Corea l'utilizzo di Internet è consentito ad una ridottissima minoranza della popolazione, nonostante vengano ammesse dal ministro cubano delle Telecomunicazioni le importanti potenzialità economiche della rete.

Secondo "Reporters sans frontières", per l'Italia, la situazione è "buona". Il nostro governo, dalla fine del 2001, anche se la lotta al terrorismo e alla cybercriminalitá hanno costituito delle prioritá assolute con l'introduzione e l'adozione di misure pericolose per le libertá individuali, il parlamento italiano ha interpretato in maniera equilibrata il testo europeo e ha saputo evitare gli eccessi nei quali sono scivolati i legislatori francesi.







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