|
Una nota positiva è che
verrà introdotto il calcolo del costo all'ingrosso
per le adsl attraverso il metodo cost plus e che
i provider avranno più libertà nel
scegliere ad esempio i tagli di banda da proporre
agli utenti quindi non dovranno più sottostare
alle scelte di Telecom.
L'introduzione del cost plus,
più volte richiesta da ADD, comporterà
una riduzione dei costi all'ingrosso con conseguente
riduzione delle tariffe per gli utenti. Gli operatori
alternativi nellintroduzione del metodo
cost plus vedevano la possibilità di poter
investire anche nelle zone non ancora coperte,
speriamo che a questo punto non abbiano memoria
corta e quando questo entrerà in vigore
investano per ridurre il digital divide, che purtroppo
in Italia stenta a diminuire, a causa degli scarsi
investimenti in copertura fatti dagli operatori.
Il prezzo all'ingrosso non sarà
più fissato partendo dall'offerta al dettaglio
di Telecom Italia, ma verrà calcolato in
base ai costi sostenuti da Telecom per offrire
il servizio agli operatori alternativi, più
una quota che tuteli i profitti e gli investimenti
fatti dall'incumbent nelle infrastrutture messe
a disposizione degli OLO (Other Licensed Operator).
A nostro avviso occorre che
i costi sostenuti da Telecom per fornire il servizio
agli operatori alternativi, siano calcolati in
modo corretto, tenendo anche presente che TI preleva
già un canone Telefonico di 15 euro mensili
su 26 milioni di utenze, che giustifica con il
fatto di dover manutenere e ammodernare le linee.
Questo costo non può gravare più
volte sui consumatori, considerando anche il fatto
che i costi della rete sono stati sostenuti dai
cittadini italiani fin da quando la Telecom era
la statale Sip quindi sono già da anni
ammortizzati, inoltre l'attuale proprietario,
Tronchetti Provera, non ha sborsato una lira per
comprare Telecom e Tim ma è ricorso all'indebitamento
della società, debito che stanno ripagando
gli utenti, con canoni e tariffe di gran lunga
superiori rispetto ad altri paesi europei.
Nota dolente è che l'AGCOM
stima che occorreranno 120gg prima che si abbia
l'offerta bitstream e nel frattempo gli operatori
pagheranno di più per l'offerta Wholesale.
Perchè dare questo ulteriore vantaggio
a Telecom? Secondo l'AGCOM perchè negli
ultimi anni sono diminuiti i margini di profitto
per Telecom sulle ADSL, questo tuttavia è
ampiamente smentito dagli ultimi dati presentati
dalla stessa telecom, che su Internet guadagna
posizioni: +18,8%, nelle entrate Telecom, toccando
quota 883 milioni di euro a settembre. Noi di
ADD riteniamo che fin quando l'offerta bitstream
(cost plus) non sarà sul mercato, le condizioni
wholesale non dovrebbero cambiare.
Apprezzamento anche per laccellerazione
che subirà il cambio di operatore adsl,
con il passaggio delle responsabilità di
gestire le pratiche di disdetta dallutente
al nuovo operatore. La richiesta della nuova ADSL
vale insomma anche come disdetta della precedente.
Quello che manca e dovrebbe
essere introdotto, è lobbligo per
gli operatori del rispetto della trasparenza,
specificando sempre che l'utente è comunque
tenuto a pagare l'eventuale canone della vecchia
ADSL fino a scadenza naturale del contratto.
Per prevenire possibili abusi
delle compagnie, come attivazioni non richieste,
si pensi ad esempio ai molti casi documentati
dagli operatori alternativi in cui è stata
attivata alice free senza che lutente ne
facesse richiesta, a nostro avviso dovrebbe essere
accettata la procedura di cambio, solo quando
sia presentata richiesta attraverso raccomandata
RR, e nel caso in cui un operatore avvii la pratica
di passaggio e poi non sia in grado di dimostrare
leffettiva richiesta da parte dellutente
dovrà essere pesantemente multato e rimborsare
lutente per i disagi provocati. Da cancellare
invece la possibilità data alloperatore
mollato di contattare lutente
per fargli cambiari idea, in questo caso ci sarebbe
il rischio che loperatore dominante infranga
la normativa, proponendo sconti e offerte fuori
listino a chi vuole cambiare operatore, Telecom
Italia è stata condannata più volte
per questo motivo, si dovrebbero creare regole
atte ad evitare queste infrazione e non a favorirle.
Una novità introdotta
col nuovo codice, che potrebbe danneggiare ulteriormente
una già provata concorrenza, è la
fine dell'obbligo per Telecom Italia di comunicare
all'AGCOM con un preavviso di 30 giorni le offerte
Alice che intende lanciare, questo rimarrà
solo per le variazioni dell'offerte all'ingrosso.
L'AGCOM potrà intervenire solo a posteriori
per bloccare l'offerta. Eliminando l'analisi preventiva,
a nostro avviso si va verso uno svuotamento dei
poteri di controllo e al ridimensionamento del
ruolo dellAGCOM nel mercato delle comunicazioni,
inoltre ci sarebbe una sovrapposizione di competenze
in quanto esiste già lAutorità
Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM)
che ha compito di intervenire a posteriori in
caso di infrazione alla normativa. Con questo
nuovo modus operandi, ogni intervento dell'AGCOM
sarebbe tardivo e qualora le offerte di TI si
rivelassero anticoncorrenziali, potrebbero non
solo danneggiare gravemente la concorrenza, ma
gettare nel caos l'utenza.
Questa è tutt'altro che
un'ipotesi remota, una cosa analoga sta infatti
avvenendo nella "banda stretta" con
Teleconomy internet, offerta palesemente non replicabile
per cui l'AGCOM non ha, da Agosto, ancora imposto
a TI un'offerta all'ingrosso che renda tale flat,
replicabile dagli altri operatori. Quindi se già
oggi che l'AGCOM dispone dei poteri necessari
per intervenire, arriviamo a soffrire di questi
disagi, la cosa appare come una palese "licenza
di non intervenire". L'analisi preventiva
non può e non DEVE essere sostituita da
indagini a posteriori. Altra prova della mancata
efficacia nel breve termine dell'attività
dell'autorità garante è rappresentata
dal moltiplicarsi dei ricorsi alla giustizia ordinaria
da parte degli operatori alternativi, per questioni
di competenza AGCOM, sulle quali l'autorità,
pur diverse volte interpellata tarda a pronunciarsi.
Questo è dovuto, come
riconosciuto dalla stessa Authority, dalla mancanza
di fondi e risorse sufficienti, ma quello che
pare strano a nostro avviso è il motivo
per cui, essendo già a corto di fondi e
personale si rinunci ad un più semplice
controllo preventivo preferendo una più
complessa e costosa indagine a posteriori. Anti
Digital Divide ritiene che nel mercato al dettaglio
dell'adsl siano presenti: forti barriere all'ingresso,
scarsa dinamicità, insufficienza dei normali
strumenti disponibili per la regolamentazione.
La stessa AGCOM è arrivata a queste conclusioni
nell'analisi sull'ultimo miglio che ha evidenziato
che Telecom Italia controlla il 100% dei doppini
in rame. Quindi l'AGCOM dovrebbe fare un passo
ulteriore: dire alla Commissione Europea che intende
aggiungere il mercato ADSL retail ai 18 già
regolamentati, in questo modo il controllo ex
ante sarebbe necessario.
Un'altra grave novità
consiste nell'avallare una vecchia richiesta di
Telecom per l'introduzione del canone aggiuntivo
sulle linee solo dati. Anti Digital Divide in
proposito ha scritto alle autorità garanti
osservando che l'introduzione di tale canone,
porterebbe ad un forte danneggiamento del mercato
dell'adsl su cavo dati e del voip, che rappresentano
nella maggior parte del territorio l'unica alternativa
a TI.
L'AGCOM attraverso un provvedimento
aveva sancito l'indipendenza della linea dati
da quella voce, dando così la possibilità
di non avere una spesa eccessiva per una linea
adsl, in quanto non si doveva pagare il canone
telefonico. Inserendo un canone del tutto speculare
a quello telefonico si va praticamente ad annullare
quella distinzione, danneggiando gravemente consumatori
e concorrenza. Importante, a nostro avviso, è
che questa modifica non sarà retroattiva,
quindi non colpirà i contratti già
in essere. Giusto salvaguardare chi ha firmato
un contratto, ma questo creerà una nuova
discriminazione a danno dell'utente oggi digital
diviso. La soluzione è semplice: il canone
sulla linea solo dati NON deve essere autorizzato!
Mentre in Inghilterra nonostante
la quota di mercato di British Telecom nei collegamenti
a larga banda fosse pari al 25%, contro il 73%
in Italia delloperatore dominante, Telecom
Italia, (Dati: COCOM 2005 , Communications Committee,
e ERG 2005, European Regulators Group), per evitare
che lautorità di regolamentazione
britannica, Ofcom, le imponesse l'obbligo di separarsi
in due società indipendenti, British Telecom
si è impegnata a garantire ai concorrenti
la "market equivalence": parità
di trattamento tecnico e commerciale dei concorrenti
nella fornitura allingrosso rispetto a BT
Retail attiva sul mercato della clientela finale.
BT Retail è il maggior cliente di BT Wholesale,
la struttura che fornisce all'ingrosso anche i
concorrenti. L'autorità ha stabilito che
questa azienda avrà il solo compito di
rivendere allingrosso laccesso alla
rete di BT e sarà governata da un consiglio
di amministrazione composto da una maggioranza
di amministratori indipendenti. Inoltre vale la
pena evidenziare che, mentre negli altri paesi
dell'unione assistiamo ad un progressiva erosione
delle quote di mercato degli incumbent, la situazione
italiana rappresenta una singolare eccezione al
quadro europeo, infatti nel mercato italiano l'
"ex"monopolista TI oltre a creare un
nuovo monopolio nella banda larga è riuscita
anche ad aumentare la propria quota nella telefonia
fissa, unico caso in Europa dopo la liberalizzazione
dell'ultimo miglio.
Nonostante questo in Italia,
non solo non si è proceduto nella direzione
OFCOM, ma anzi si è permesso a TI di riacquistare
TIN secondo operatore per numero di linee adsl,
in questo modo TI ha superato l'80% del mercato
adsl al dettaglio.
Se ciò non bastasse,
è stata permessa la fusione con TIM, che
non ha portato alcun vantaggio ad utenti e lavoratori,
anzi ha fatto aumentare il debito di TI, da 30
a 44 miliardi di euro, debito che verrà
recuperato attraverso licenziamenti, riduzione
della qualità dei servizi e stagnazione
delle tariffe. In questa situazione l'introduzione
di un canone aggiuntivo per le linee solo dati
sarebbe il colpo di grazia alla concorrenza, inoltre
esiste una stranezza nel provvedimento: se l'ADSL
è senza linea voce, costerà all'ingrosso
secondo i vecchi principi del retail minus e non
secondo i nuovi, cost plus.
La nostra associazione è
quindi totalmente contraria all'introduzione del
canone aggiuntivo e nel caso questo fosse introdotto,
faremo tutto il possibile perchè venga
rimosso, arrivando fino all'Ue, facendo notare
anche in questa sede le strane incongruenze presenti
sul mercato Italiano.
Lettera firmata da Associazione
Anti Digital Divide
http://www.antidigitaldivide.org/
|