Cassazione: la falsa identità in rete è reato penale
Cassazione: la falsa identità in rete è reato penale

Chi si iscrive in una chat utilizzando un nickname con i dati identificativi di un'altra persona rischia una condanna 

Scritto da: Redazione Data: 2 maggio 2013
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Usare un nickname con i dati appartenenti a un'altra persona mette a rischio di una condanna penale. Il reato configurato è quello di "sostituzione di persona", previsto dall'Articolo 494 del codice penale, applicabile a "chiunque, al fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona". La pena massima è di un anno di reclusione. 

La Corte di cassazione, con sentenza 18826, ha confermato la condanna di una giovane triestina che, per vendicarsi nei confronti della sua ex datrice di lavoro, si era iscritta con un nickname riconducibile a quest'ultima, in una chat di incontri erotici, corredando il tutto con il numero telefonico dell'ignara signora.
 
La vittima era stata così subissata di telefonate, SMS, foto erotiche e insulti da parte di uomini che desideravano un approccio di tipo sessuale. Per questo la dipendente era già stata condannata per i reati di molestie, ingiurie e sostituzione di persona. Il processo è approdato poi in Cassazione che ha chiarito definitivamente le responsabilità.
 
"Non può non rilevarsi al riguardo che il reato di sostituzione di persona ricorre non solo quando si sostituisce illegittimamente la propria all'altrui persona, ma anche quando si attribuisce ad altri un falso nome o un falso stato ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, dovendosi intendere per nome non solo il nome di battesimo ma anche tutti i contrassegni di identità", hanno sentenziato i giudici della Suprema Corte.

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Ad essere danneggiata dall'annuncio apocrifo non è stata, secondo la Cassazione, solo la incolpevole signora caduta in questo incubo, ma anche gli uomini che si sono rivolti a lei: "I soggetti indotti in errore vanno identificati negli utenti della rete, i quali credendo di poter entrare in contatto con una persona disponibile ad incontri e comunicazioni di natura sessuale, si sono trovati davanti ad una persona del tutto diversa, rimanendo peraltro coinvolti, è da presumere contro la loro volontà, nelle indagini di polizia giudiziaria; dall'altro appare incontestabile che lo scopo della C. fosse proprio quello di arrecare un danno alla X, inserendola in un circuito di comunicazioni erotiche, idonee a lederne l'immagine e la dignità, nonchè a comprometterne la serenità".

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